I consigli di Claudio Giorlandino – Ginecologo Ostetrico

I giorni più fertili in assoluto sono due: quello che precede l’ovulazione e quello dell’ovulazione stessa. Per identificarli con precisione ci si può affidare ai test ovulatori fai-da-te disponibili in commercio, che mediante le urine della donna misurano le variazioni dell’ormone luteinizzante (LH) identificando così il “picco di LH” (dura 24 ore) che precede l’ovulazione. Il consiglio è di utilizzarli a partire dai 3-4 giorni precedenti la presunta data di ovulazione, così da non rischiare di “perdere” il picco di fertilità.
Per concepire un bambino non serve aumentare la frequenza dei rapporti durante l’ovulazione. Anzi, può anche essere controproducente. Basta vivere con spontaneità la propria unione d’amore.

Avere incontri sessuali a ritmi serrati può ridurre la concentrazione degli spermatozoi e la loro efficacia.

Inoltre gli spermatozoi sopravvivono nelle vie genitali femminili fino a sette giorni, quindi, può accadere che la gravidanza si instauri benché i due partner abbiano avuto rapporti solo qualche giorno prima della fase ovulatoria.

Nella donna, l’eccesso di peso incrementa il rischio di disturbi della fertilità, come l’ovaio policistico. Il pericolo maggiore è rappresentato dall’obesità centrale, caratterizzata da accumulo di grasso a livello addominale, con depositi sia sottocutanei sia negli organi.

Mentre, nell’uomo il sovrappeso determina un innalzamento della temperatura dei testicoli limitando la produzione degli spermatozoi e danneggiandoli. Senza tralasciare che la presenza di massa grassa è strettamente legata alla diminuzione dei livelli di testosterone, ormone fondamentale nella regolazione della funzione sessuale maschile.

Per facilitare il concepimento, quindi, è importante seguire un regime dietetico corretto ed equilibrato, e da questo punto di vista la dieta migliore è quella mediterranea. 

Sono quattro gli esami fondamentali – prescritti dal ginecologo o dal medico di base – che una donna alla ricerca di un bambino dovrebbe fare:

  • La visita ginecologica con Pap test

Nel caso in cui sia passato molto tempo dall’ultima visita ginecologica o nel caso non sia stata fatta prima, è opportuno che la donna si sottoponga a un controllo in vista della gravidanza.

Prima della conclusione della visita il ginecologo esegue il Pap test. Si tratta di un semplice esame che consiste nel prelievo, tramite un’apposita spatola inserita in vagina, di alcune cellule della cervice uterina (collo dell’utero), che vengono poi analizzate per accertare la presenza di infezioni da HPV (Papilloma virus) o altre alterazioni di origine batterica.

  • L’emocromocitometrico

E’ un esame del sangue che serve a determinare il numero e le dimensioni delle cellule sanguigne. E’ utile per valutare lo stato di salute dell’organismo e per rilevare la presenza di eventuali forme di anemia: in tal caso il medico può prescrivere alcune cure che servono a prevenire problemi di sviluppo o di crescita cerebrale del feto.

  • Il rubeo test

Esame del sangue che consente di capire se nell’organismo materno sono presenti anticorpi contro la rosolia (malattia infettiva che se contratta durante la gravidanza espone il feto a rischi anche seri. In caso di esito negativo, è bene che effettui il vaccino per evitare che il contagio avvenga durante i nove mesi.

  • Il toxo test

E’ un esame del sangue che consente di scoprire se nell’organismo della donna sono presenti anticorpi contro la toxoplasmosi (malattia infettiva che può essere pericolosa per il feto). Se non c’è immunità (l’esame risulta negativo) la futura mamma dovrebbe seguire alcune regole di condotta per evitare pericoli: lavarsi spesso le mani, non consumare carne cruda, fare attenzione ai gatti, pulire bene frutta e verdura.

Per scoprire eventuali incompatibilità fra i due partner o anomalie o problemi che potrebbero incidere negativamente sulla salute del feto, è utile che la coppia si sottoponga ad alcuni semplici esami:

  • I test per l’HIV e l’epatite

A scopo preventivo, il medico può prescrivere alla coppia i test per verificare la presenza di infezioni da HIV e da epatite (in genere, B e C).

  •  L’esame per il gruppo sanguigno

Consente di verificare il gruppo sanguigno dei due partner e serve ad individuare in anticipo eventuali incompatibilità tra il sangue materno e paterno. Conoscere il gruppo sanguigno dei genitori consente di diagnosticare preventivamente ittero da incompatibilità AB0 e monitorarlo fin dalla nascita.

  • L’esame per il fattore Rh

Permette di individuare il fattore Rh, una sostanza capace di determinare un’eventuale incompatibilità tra il sangue materno e quello del feto.

  • Il test per la sifilide

Si tratta di un esame del sangue per scoprire se i due futuri genitori sono portatori di sifilide, una malattia infettiva sessualmente trasmissibile capace di causare alterazioni cutanee e neuromuscolari al feto.

Per concepire un bambino non serve aumentare la frequenza dei rapporti durante l’ovulazione. Anzi, può anche essere controproducente. Basta vivere con spontaneità la propria unione d’amore.

Avere incontri sessuali a ritmi serrati può ridurre la concentrazione degli spermatozoi e la loro efficacia.

Inoltre gli spermatozoi sopravvivono nelle vie genitali femminili fino a sette giorni, quindi, può accadere che la gravidanza si instauri benché i due partner abbiano avuto rapporti solo qualche giorno prima della fase ovulatoria.

Sempre più si parla di app da scaricare sul proprio telefonino per monitorare la gravidanza. Tutto questo è bello se è “colore” che aggiunge serenità, ma attenzione ai danni. Questi strumenti, non avendo un’accertata validità scientifica, possono allarmare inutilmente la mamma o, peggio ancora, sottovalutare problemi serissimi che queste app non colgono. Le uniche 3 cose per un corretto fai da te in gravidanza sono:

  • Mangiare bene e sano
  • Evitare fonti infettive
  • Controllare regolarmente la pressione arteriosa

Pertanto gli unici 2 strumenti da acquistare sono una bilancia ed uno sfigmomanometro.

Per il resto: ATTENZIONEEEEEE!

E’ del tutto infondato il detto popolare che consiglia alle donne in gravidanza di mangiare per due, anzi l’aumento del peso corporeo in tale periodo va attentamente controllato.

Una mamma durante la gravidanza deve assicurarsi con l’alimentazione, per sé e per il feto, i nutrienti e l’energia necessari per stare in buona salute. Questo particolare bisogno alimentare può essere soddisfatto con una dieta equilibrata che comprenda – nelle giuste dosi – carne, pesce, frutta e verdura, latte e derivati, uova, legumi e cereali che privilegi fra i condimenti l’olio d’oliva. Mentre il sale è opportuno consumarlo con moderazione, non più di 5 grammi (circa 1 cucchiaino raso) al giorno.

Inoltre può essere utile integrare la dieta, dopo consulto medico, con acido folico e ferro.

Cosa assumere con moderazione:

  • Bevande nervine contenenti caffeina o sostanze simili (es. caffè, tè, bibite analcoliche a base di cola)
  • Bevande alcoliche (es. vino, birra)

Cosa evitare:

  • Superalcolici
  • Carni crude o poco cotte

E’ importante ricordare che per prevenire il rischio di infezioni alimentari (es. Toxoplasmosi, Salmonellosi) attraverso l’ingestione di alimenti contaminati, è opportuno evitare il consumo di carne cruda o poco cotta e di verdure crude non ben lavate.

Per seguire una alimentazione salutare è importante scegliere un corretto metodo di cottura: può influire sull’apporto nutrizionale di un alimento, rendendolo più sano o, al contrario, sconsigliato. In generale, sono da preferire i metodi di cottura al naturale, che non prevedono l’aggiunta di grassi, come alla griglia, al vapore, al forno.

Inoltre, è meglio evitare i cibi fritti, perché i grassi cotti ad alte temperature non sono salubri per l’organismo e appesantiscono la digestione. Per quanto riguarda i condimenti, è consigliabile preferire l’olio extra vergine d’oliva al burro e alla margarina e le spezie al sale.

Il fumo è causa di molte complicazioni durante la gravidanza. Questi effetti sono dovuti principalmente alle sostanze tossiche, come i metalli pesanti, contenute nel tabacco. Inoltre, il monossido di carbonio, prodotto dalla combustione, crea un deficit cronico d’ossigeno nel sangue.

Non secondario è il rischio, causato sempre dal tabagismo, di avere gravidanze extra- uterine, aborti spontanei o altri problemi come il ritardo della crescita del feto in utero.

E’ stato inoltre riscontrato che il fumo triplica il rischio di “morte bianca” del lattante.

Il fumo in gravidanza mette a rischio il futuro del tuo bambino. La sua salute è nelle tue mani.

  • Diminuzione del peso alla nascita
  • Maggiore probabilità di parto prematuro
  • Aumento delle infezioni neonatali e di infezioni respiratorie e cutanee in età adolescenziale
  • Alterazioni dello sviluppo psicofisico del bambino
  • Maggiore incidenza di tumori infantili

 Le conseguenze del fumo in gravidanza continuano anche dopo un parto normale:

  • La nicotina presente nel latte materno agisce negativamente sul sistema nervoso del lattante
  • I bambini dei fumatori sono maggiormente soggetti a patologie respiratorie e corrono un rischio maggiore di diventare loro stessi fumatori

 Una nota particolare merita l’uso delle sigarette elettroniche da parte delle gestanti. Queste, come peraltro ribadito anche dall’istituto Superiore di Sanità, non escludono il rischio di effetti dannosi per la salute umana, quindi anche del feto. Non tralasciando la mancanza di evidenze scientifiche sufficienti a stabilire la sicurezza e l’efficacia come metodo di dissuefazione. Inoltre l’ISS ha evidenziato come, anche per i prodotti a bassa concentrazione, la dose accettabile di nicotina è superata anche solo con un uso moderato delle sigarette elettroniche.

Tutti gli esami di controllo della gravidanza possono essere eseguite in ospedali pubblici oppure in centri privati. Qualunque sia la struttura scelta, è importante che l’operatore che le compie sia un ostetrico-ginecologo esperto in queste tecniche o un medico di comprovata esperienza in possesso di apparecchiature valide. Questo, per evitare che un operatore poco esperto e con un apparecchiatura obsoleta possa compiere degli errori nella valutazione delle condizioni del feto. Per questo motivo, la scelta va fatta con estrema cura.
Una gravidanza ad alto rischio è quella in cui una certa condizione pone la madre o, il feto in via di sviluppo, a rischio più elevato della norma di complicanze durante la gravidanza e/o dopo il parto.

Una gravidanza può essere considerata una gravidanza a rischio per una varietà di ragioni. Tali fattori possono essere suddivisi in materni e fetali. Fattori materni includono l’età (meno di 15 anni, più di 35 anni), peso (peso pre-gravidico inferiore a 40 kg o obesità), altezza (meno di un metro), la storia di complicazioni durante le gravidanze precedenti (fra cui mortalità neonatale, perdita fetale, travaglio e/o parto prematuro, ritardi di crescita, macrosomia fetale, pre-eclampsia o eclampsia); più di cinque gravidanze precedenti; sanguinamento durante il terzo trimestre, anomalie congenite del tratto riproduttivo, i fibromi uterini, ipertensione, incompatibilità Rh; diabete gestazionale, infezioni della vagina e/o della cervice, l’infezione renale, febbre, emergenze acute chirurgiche (appendicite, malattie della colecisti, ostruzione intestinale), la gravidanza post-termine, pre-esistente malattia cronica (come asma, malattie autoimmuni, il cancro, anemia falciforme, la tubercolosi, herpes, AIDS, malattie cardiache, malattie renali, morbo di Crohn, colite ulcerosa, diabete).

Fattori fetali includono l’esposizione alle infezioni (in particolare herpes simplex, l’epatite virale, parotite, rosolia, varicella, sifilide, toxoplasmosi, e le infezioni causate da coxsackievirus), l’esposizione a farmaci dannosi (in particolare fenitoina, antagonisti dell’acido folico, litio, streptomicina, tetracicline, talidomide e warfarin), l’esposizione a sostanze che creano dipendenza (fumo di sigaretta, consumo di alcol e o abuso di droghe). Una gravidanza è considerata ad alto rischio quando i test prenatali indicano che il bambino ha un grave problema di salute (ad esempio, un difetto cardiaco). In tali casi, la madre dovrà eseguire dei controlli clinico diagnostici speciali, ed eventualmente assumere farmaci. Inoltre, alcuni problemi materni o fetali, possono determinare una decisione drastica di scegliere un parto chirurgico (taglio cesareo), piuttosto che un parto vaginale.

La maggior parte delle donne si affiderà ad un proprio ginecologo durante la gravidanza.  Nelle donne con diagnosi di una gravidanza ad alto rischio potrebbe anche essere necessario il parere di un perinatologo, il medico (ostetrico) che si specializza nella cura di donne che sono ad alto rischio problemi durante la gravidanza.

In attesa del parto, è importante che la futura mamma segua i corsi pre-parto organizzati dalle strutture specializzate per apprendere tutti i consigli utili ad affrontare con serenità il lieto evento.

E’ consigliabile iniziare a frequentare il corso non prima del 6°-7° mese di gestazione. Per un percorso di preparazione completo occorrono almeno otto lezioni.  

La gestante può anche seguire corsi di ginnastica preparatoria in acqua o di yoga per le donne in gravidanza.

Molto importante è condividere questa esperienza con il proprio compagno, tant’è che molti corsi sono aperti anche ai futuri papà.

E’ importante che la donna acquisisca coscienza e percezione del proprio corpo e alleni i muscoli coinvolti durante il parto. Ecco alcuni esercizi da fare:

1.       In piedi, con le gambe divaricate. Sollevare il viso e respirare lentamente. Appoggiare le mani sullo sterno e portare leggermente in avanti il bacino. Aprire le braccia e catturare l’aria all’interno dei polmoni. Richiudere le braccia e buttare fuori l’aria. Lentamente, portare in avanti la testa, lasciarla cadere e rilassare anche la colonna vertebrale. Allargando un po’ più le gambe, piegare leggermente le ginocchia e rilassare le braccia, fino a far cadere le mani sul pavimento. Ripetere 10 volte.

2.     Stendersi sulla schiena e contrarre i muscoli della pancia, staccando il bacino da terra. Poi alzare tutta la schiena dal pavimento e mantenere la posizione per qualche secondo. Se stare sulla schiena provoca fastidio, mettersi sedute e spingere in avanti e indietro la zona lombare. Ripetere 10 volte.

3.     Stendersi sulla schiena. Appoggiare i piedi e le gambe alla parete. Tenendo la schiena ben aderente al pavimento, rilassare gli arti inferiori e tutto il dorso. Rimanere in questa posizione per qualche minuto, respirando regolarmente e con calma.

Le doglie rappresentano il primo segnale del travaglio: esse si manifestano con una leggera tensione alla schiena (nella parte bassa). Successivamente possono aggiungersi anche dolori al ventre, molto simili a quelli mestruali.

I sintomi sono graduali: sporadici all’inizio, poi sempre più regolari e ravvicinati.

Qualora le contrazioni sono poco dolorose, a ritmi irregolari e non ravvicinate tra loro si tratta di falso allarme.  

In alcuni casi, durante le prime doglie o addirittura in assenza di esse, si rompe il sacco amniotico, l’involucro che contiene e protegge il bebè. La mamma se ne accorge perché si trova improvvisamente bagnata di un liquido chiaro e inodore.

La rottura delle acque non provoca dolore, ma non per questo va sottovalutata: in questa eventualità, occorre andare in ospedale perché il bimbo, privato della sua protezione, può andare incontro a sofferenza o infezioni.

In altri casi, le acque si rompono spontaneamente durante il travaglio in ospedale oppure vengono rotte dall’ostetrica.

E’ arrivato il momento di andare in ospedale quando i dolori sono accentuati e mantengono per un’ora consecutiva la stessa intensità e la stessa frequenza. Per avere un’ulteriore conferma, appoggiare le mani sul pancione: se l’utero diventa duro quando arriva la fitta, significa che si tratta di vere doglie.

Non bisogna, comunque, farsi prendere dall’ansia: dall’inizio delle doglie alla nascita possono passare diverse ore, soprattutto se si tratta della prima gravidanza. Quindi, c’è tutto il tempo per andare in ospedale.

Durante queste prime doglie è possibile che la donna espella il tappo mucoso, una sostanza chiara e viscosa, spesso striata di sangue, che fino a quel momento chiudeva il collo dell’utero.

Senza alcun dubbio il latte materno rappresenta l’alimento migliore per i neonati perchè contiene tutti i nutrienti necessari nei primi mesi di vita: acidi grassi polinsaturi, proteine, ferro assimilabile, vitamine e zuccheri.

Inoltre, è ricco di sostanze bioattive e immunologiche non presenti nel latte artificiale, fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali sia per favorire lo sviluppo del suo apparato gastrointestinale.

Da non tralasciare che l’acqua contenuta nel latte materno soddisfa pienamente le esigenze di idratazione del neonato, anche nei periodi più caldi.

Numerosi studi hanno inoltre dimostrato che i bambini nutriti con latte materno hanno una maggiore resistenza ad alcune patologie, come le occlusioni intestinali, le allergie, i disturbi alla vista, le infezioni respiratorie. Oltre che avere un rischio minore di problemi nello sviluppo psicomotorio e in quello intestinale.

Non solo per il bebè, l’allattamento al seno è benefico anche per la mamma. Vediamo perché:

          Riduce i rischi di anemia post-parto. L’ormone che favorisce la fuoriuscita del latte dal seno, l’ossitocina, stimolato dalla suzione al seno, favorisce le contrazioni uterine permettendo la completa espulsione dei residui dell’endometrio evitando, così, emorragie e infezioni.

          Gratifica psicologica. La mamma che allatta prova una sensazione di serenità e soddisfazione sentendosi responsabile dello sviluppo del suo piccolo.

          Calo del rischio, nelle donne, di sviluppare il cancro al seno prima della menopausa, come dimostrato da molti studi scientifici. Inoltre, alcune ricerche hanno ipotizzato che possa anche contribuire a diminuire il rischio di cancro dell’ovaio e di osteoporosi.

E’ importante non forzare le cose in caso di ritardo della produzione del latte. In questo caso la suzione del lattante è “frustrante”: il bebè succhia senza ottenere la soddisfazione del pasto, di conseguenza può disaffezionarsi alla pratica e divenire “pigro”.

Per questo motivo conviene agire con buon senso, lasciandosi in parte guidare dall’istinto e in parte facendosi consigliare dalla puericultrice o dal pediatra, che sapranno dare i giusti suggerimenti caso per caso.

Durante l’allattamento occorre fare qualche piccola rinuncia.

Il fumo va eliminato, poiché la nicotina ad alte concentrazioni può passare nel latte, causando varie conseguenze nel bambino, come intossicazioni che si manifestano con diarrea e nausea.

E’ meglio limitare anche il consumo di caffè: una piccola parte della caffeina che viene consumata finisce direttamente nel latte, agitando il piccolo.

Non bisogna dimenticare che la caffeina è presente anche nel tè, nelle bibite a base di cola, nel cioccolato, in alcuni medicinali: anche questi prodotti vanno consumati con moderazione.

La neomamma dovrebbe cercare di contenere anche l’assunzione di alimenti dolci. Non solo per non aumentare troppo di peso e soffrire di glicemia, ma anche per proteggere il bimbo. Infatti, se il latte è troppo dolce, provoca la formazione di aria nello stomaco del piccolo, che dunque può avere disturbi gastrointestinali.

Prima o poi tutte le neomamme si chiedono se il piccolo mangi a sufficienza oppure se abbia bisogno della cosiddetta “aggiuntina”. I segnali sono più chiari di quanto si possa pensare.

Se dal quarto giorno di vita, aumenta da 110 a 220 grammi a settimana, partendo dal peso più basso raggiunto dopo la nascita; è vigile e attivo; ha un aspetto sano, un bel colorito, la pelle soda; cresce in lunghezza e nella circonferenza cranica, allora significa che sta crescendo bene e che mangia abbastanza.

Se non si verificano queste condizioni, non bisogna allarmarsi: spesso, è sufficiente aumentare il numero di poppate, stimolare il bimbo un po’ pigro, avere più pazienza, cambiare posizione durante l’allattamento per migliorare la situazione.

Durante la gravidanza l’organismo trattiene i liquidi più della norma, e per smaltirli occorre qualche mese. Inoltre, bisogna considerare che molte donne, per via dei piccoli peccati di gola che si sono concesse, hanno accumulato anche tessuto adiposo, ancora più difficile da smaltire. L’allattamento al seno non fa che allungare i tempi poiché stimola l’azione della prolattina, una sostanza che contribuisce a mantenere la ritenzione idrica.

La neomamma, quindi, deve armarsi di pazienza e non pretendere subito di ritrovare la linea perduta. Per accelerare la perdita di peso può fare qualche esercizio di ginnastica dolce, senza esagerare e aspettando comunque qualche settimana. Fino a dopo l’allattamento è preferibile, invece, non mettersi a dieta per non indebolirsi troppo, basta eliminare gli alimenti poco sani e ipercalorici.

Fondazione Artemisia

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